Si dice che, quando il cielo stesso parve spezzarsi e la terra gemeva sotto il peso della follia, tre furono i punti in cui gli eroi portarono la loro luce contro l’abisso.
Il primo era la radura del Bosco di Neverwinter, dove l’obelisco nero si ergeva come una spina nel cuore del mondo. Lì, le radici cantavano dolore e le stelle non osavano più brillare. Con parole di potere e sangue di coraggio, gli eroi tracciarono cerchi e segni, e il colosso d’ombra si frantumò in un boato che fece tacere la foresta. Lì dove l’oscurità aveva divorato ogni colore, tornò la quiete, e il vento riprese a muovere le fronde come in tempi antichi.
Il secondo luogo era più vicino alla civiltà, là dove la taverna chiamata La Lira e il Mantello si era trasformata in una fucina di incubi. Una breccia si spalancava tra risate spezzate e calici rovesciati, e dalle sue fauci sciamavano ombre che nessun uomo avrebbe mai dovuto vedere. Ma i prescelti non vacillarono: con mani ferme e voce alta, intrecciarono incanti e volontà, e la ferita si richiuse come una cicatrice luminosa. La città, che aveva tremato, respirò di nuovo, e le campane del porto suonarono come per una festa non annunciata.
Il terzo, e ultimo, fu il mare di Luskan, cupo e in tempesta. Laggiù, dove le onde inghiottivano ogni speranza, una breccia si era aperta sotto il manto d’acqua, e i mostri che strisciavano tra le correnti cantavano inni di follia. Gli eroi scesero tra le maree, affrontando il respiro dell’oceano e il cuore stesso del terrore. E lì, in mezzo al buio più profondo, accesero un lume che nessuna onda poté spegnere. La breccia si richiuse, e le profondità tornarono al loro eterno silenzio.
Così, quando l’ultimo frammento dell’obelisco si dissolse in polvere, il mondo fu libero dal giogo della magia selvaggia. Le brecce non cantavano più, gli incubi si dileguarono, e il Nord tornò a respirare.
E i bardi narrano che, in quel giorno, uomini e donne comuni sentirono nell’aria qualcosa che non provavano da tempo: la certezza che la notte, per quanto lunga, non poteva mai spegnere l’aurora.
Queste sono le linee comuni dei racconti che bardi e cantastorie diffondono lungo la Costa e che hanno come protagonisti gli eroi che hanno decretato la fine dell'Obelisco e del Coro del Vetro Nero. Saranno davvero spariti per sempre? Forse no, ma intanto è certo che non se ne sentirà più parlare per un bel pò.
E ora che siamo giunti alla fine, è il momento dei ringraziamenti.
Ringrazio in primis tutti quelli che hanno partecipato a questa storia, dall'inizio alla fine, compreso chi si è smarrito durante, complici le vacanze. E' stato un filone pensato per intrattenervi durante l'estate, per dare un bel motivo cicciotto per scendere in chat a chi, nonostante le ferie e mille cose da poter fare con le belle giornate, un paio di orette ogni tanto per giocare le avrebbe spese comunque volentieri.
Allo stesso modo, e più di tutti, ringrazio il collega Malahkya, senza il cui sostegno e l'immenso lavoro fatto spendendo centinaia di azioni con la divisa da DM, tutto quello che c'è stato, che avete visto e giocato, non si sarebbe potuto realizzare. Non con una portata tale da coinvolgere tutta la land.
Per ultimi, ringrazio tutti i membri dello staff che continuano a credere nelle mie idee folli e strampalate per darvi il tormento
Spero vi siate divertiti, vi aspetto tutti alla prossima storia. ![]()
Samael