Nelle prime ore della notte, quando la nebbia marina inizia ad alzarsi tra le ombre delle navi ormeggiate, mentre le lanterne tremolano sulle banchine marce e il vento del mare porta con sé il sapore della salsedine, qualcosa accade.
Un bagliore violaceo si accende sull'acqua dei moli, come se la superficie marina stesse riflettendo una luce che non proviene da questo mondo. Subito dopo, la terra trema con un sussurro profondo, quasi un lamento sepolto, scuotendo le impalcature, facendo vibrare gli edifici, facendo ribollire le acque.
All’improvviso, l’acqua collassa su sé stessa.
Come se una gigantesca bocca invisibile si fosse spalancata sul fondale, una fenditura nera si apre tra le correnti: non una frattura rocciosa, ma una ferita nella realtà, un buco irregolare che assorbe luce, riflette l’oscurità e contorce lo spazio come se l’intero mare stesse venendo risucchiato in un sogno malato.
Un miasma magico si solleva, un odore di incenso bruciato e metallo caldo, e l’aria si fa densa di terrore, e densa di magia corrotta. Alcuni abitanti si affacciano dalle case, altri si radunano nel porto, muti, incapaci di comprendere, ma tutti lo vedono...
Mentre la fenditura nera pulsa e gorgoglia come una piaga viva, il mare attorno si ritrae con un sussulto innaturale. Le navi attraccate stridono sulle cime tese, alcune si spezzano, mentre un suono impossibile si leva dalla fenditura: non un ruggito, ma un accordo dissonante, come se mille voci sussurrassero in coro.
Il mare gorgoglia. Poi qualcosa sale.
Dapprima si vedono solo tentacoli, lunghi, molli e sbagliati, fatti d’ombra solida e squame traslucide. Poi, un tronco informe, come un’enorme massa muscolare priva di simmetria, irrompe dalla fenditura sottomarina. L’acqua attorno ribolle e si scolora in toni cinerei, mentre la creatura emerge a metà tra il reale e l’incorporeo.
Un grido collettivo si leva dal molo. Qualcuno cade in ginocchio. Altri fuggono urlando, mentre l’essere si trascina oltre la fenditura, sollevando l’acqua come una marea viva, pronto a divorare la banchina stessa.
Alcuni maghi della Confraternita Arcana intervengono prontamente affrontando la creatura che viene sconfitta dopo un breve ma spettacolare combattimento. La creatura viene trascinata indietro, ululando, contorcendosi, e infine sprofonda nelle acque, che si richiudono su di essa come un sipario calato su un’opera incompiuta.
Il mare si placa, ma resta malato. Le acque sono grigie, dense, fredde.
I maghi di Casatorre non rilasciano al momento dichiarazioni, ma chi ha assistito a quanto successo, non dormirà mai più bene la notte.
DM Samael