Ormai da due sere, una figuretta, la stessa che da giorni ha aiutato la cittadinanza di Triboar ad innalzare difese, ad appianare il terreno, a modificare la stessa struttura della zona affinchè il nemico trovasse ostico mettere piede in quel territorio, lo si è visto affondare le sue minute mani nel terreno innevato, lasciando che da questo s'innalzasse un obelisco dal diametro di tre metri, lungo quasi diciotto metri svettante verso il cielo. Ben distante dalle palizzate di legname rese dure come l'acciaio, questi obelischi hanno iniziato a comparire attorno alla cittadina. Ogni giorno pare ne compaiano sino a cinque a distanze ben precise, come monoliti silenziosi pronti non solo a fermare un'avanzata, ma anche a far mambassa, cadendo, dei nemici che al di sotto si troveranno.
La stessa minuta figura, accompagnata da quello che pare essere a tutti gli effetti un unicorno, ha dissodato, insieme agli uomini della città, un anello di terra attorno Triboar, modificandone la consistenza per quasi la totalità. Neve è stata ammassata sull'anello, rocce aguzze sul fondale dello stesso. Fatto è che ad ognuno che lui ha aiutato o che è corso in suo aiuto per dissodare quel terreno ed accompagnarlo in quell'impresa, senza esclusione alcuna, è passato sotto lo sguardo attento e veritiero dell'Unicorno che lo segue e sostiene.
Dalla scoperta dell'attacco ai rifornimenti, e con la penuria di cibarie non solo per i 500 soldati, ma per tutti coloro che li si sono radunati, si è visto, in due momenti della giornata ben diversi, l'accumularsi al centro della cittadina di dense e scure nubi temporalesche che, dissipatesi in dieci minuti, hanno lasciato il cielo sgombro, per riformarsi dopo diverse ore, lasciando apparire al suolo, oltre alla piccola figuretta che veste un sacco di iuta sempre più consunto, anche sei cocchieri con i loro carretti carichi dei vettovagliamenti promessi dalle città alleate.

