Svolta in data:
14-21 ottobre e 2 e 6 novembre
Partecipanti:
Lazarus
Neula
Rencen
Vigil
Zareth
Locazione:
Scogliere di Luskan
Durata:
10 ore circa
Genere (difficoltà):
Gi 2
Premi in PE:
Lazarus 160
Neula 260
Rencen 120
Vigil 140
Zareth 200
Premi vari:
Un pò di caga, qualche coccolone, momenti di gloria, una sgabellata e un diario!
RESOCONTO:
Giace addormentato Caer Taran, il castello dei venti e della salsedine. Da quando Lady Aveline Taran è morta, nessuno ne ha più varcato la soglia: le sue sale, un tempo vive di musica e luce, ora respirano soltanto polvere e ricordi. È qui che cinque sconosciuti si ritrovano, uniti da un destino che sembra più antico di loro stessi. Il mare ruggisce ai piedi della scogliera, i corvi fuggono come in segno di malaugurio, e il cielo, carico di pioggia, osserva muto. La porta del maniero si apre con un gemito di ferro e ruggine; nessuna serratura la trattiene, come se la casa stessa attendesse il loro ritorno. Dentro, l’aria sa di chiuso e di mare morto. Lenzuoli bianchi coprono ogni cosa, sudari per mobili e memorie, mentre la polvere danza al ritmo dei loro passi. Un topolino, nella sua fuga, sfiora i tasti di un pianoforte addormentato e una melodia stonata si leva per un istante, come un respiro del passato. Il gruppo esplora il piano terreno: un ripostiglio pieno di scope, un corridoio di stanze per la servitù, un salotto coperto di veli dove, sopra un camino spento, campeggia un grande affresco. È un albero genealogico: i Taran, dal capostipite Caer fino ad Aveline, l’ultima erede. Molti nomi, però, sono stati cancellati e sullo sfondo del dipinto spicca un simbolo che Zareth riconosce. Mentre Rencen sale al piano superiore, tra ritratti e porte socchiuse, un urlo squarcia il silenzio, quello di Lazarus, e il temporale fuori esplode, confondendo tuoni e paura. Vigil, ultimo, apre l’ennesima stanza: una sala da pranzo immobile nel tempo, apparecchiata per una sola persona, come se da un momento all’altro qualcuno dovesse ancora sedersi a tavola.
Rencen sale per primo al piano superiore, seguito dagli altri. I corridoi sono stretti e tappezzati di ritratti di famiglia: generazioni di Taran che si guardano l’un l’altro da cornici impolverate. Ma tra quegli occhi dipinti, Rencen ne sente uno muoversi. Una corrente gelida gli sfiora la nuca; spia nella serratura di una porta e il sangue gli si gela. La visione è agghiacciante: una culla che dondola, un’ombra che afferra un neonato e gli spezza il collo senza esitazione. Quando riemerge, tremante, riconosce il volto dell’assassino in uno dei ritratti appesi poco prima. Neula, osservando gli stessi quadri, sente quegli occhi fissarla con troppa insistenza. Le figure sembrano muoversi, e quando tenta di cancellare le tele con un gessetto, mani spettrali si protendono dal dipinto per afferrarla. Riesce a scansarsi appena in tempo e scopre che la porta accanto non è chiusa a chiave. Il gruppo prosegue cauto, mentre Vigil scorge qualcosa muoversi sotto il tappeto che percorre l’intero corridoio. Un’onda scura, simile a un serpente liquido, scivola verso di lui. Il paladino riesce a schivarla e, sollevando il tessuto, non trova che polvere accumulata da anni. Lazarus, esasperato, sfonda una porta con la sua forza, rivelando uno studio immerso nell’ombra. Dentro, un camino spento, scaffali di libri e una scrivania su cui Zareth posa la mano. Il contatto gli scatena una visione: il legno cola sangue, un uomo piange in silenzio, pregando Umberlee. “Non chiedermi questo… sono i miei figli…” sussurra, e poi tutto svanisce. Dall’altra parte del corridoio, Neula apre un’altra stanza. Un letto a baldacchino, una culla vuota, e su un tavolino due piccoli ritratti. Nel primo, una famiglia felice: Mariah Taran, suo marito e il loro bambino. Nel secondo, solo il neonato. Guardandolo, Neula rivive la stessa scena vista da Rencen, ma la sua mente regge all’orrore. Rovistando nello studio, trovano infine un antico libro di preghiere, le pagine fragili e sbiadite. I versi parlano ancora della Dea Crudele del Mare, Umberlee, e di una supplica che il mare non ha mai dimenticato.
Nel silenzio gelido di Caer Taran, Neula e Vigil odono una voce. Un sussurro femminile, dolce e risoluto, si leva tra le pareti: “Non accadrà ancora.” Quel richiamo li guida lungo il corridoio, spingendoli a tornare sui propri passi, mentre gli altri sembrano essere attirati altrove.
Una porta socchiusa li attende. Basta un tocco leggero e si apre, rivelando una stanza simile a quella di Mariah, ma senza culla. Solo un ritratto di donna, il volto incredibilmente simile alla sorella, domina la parete. Al centro, un letto a baldacchino vuoto sembra aspettare ancora qualcuno.
Quando Vigil varca la soglia, il tempo si ferma. La stanza si anima di un ricordo. Una donna di mezza età, distesa tra le lenzuola, parla con una figura invisibile. Le sue parole sono una condanna: “Finirà ora, Mareth. Finirà con me. Non accadrà più.” Poi la visione svanisce, lasciando dietro di sé solo silenzio e un presagio di pace.
Ma la quiete dura poco. Le lenzuola si muovono, una mano pallida afferra la gola del paladino, un istante di terrore che si dissolve come fumo. Ripresisi, Neula e Vigil cercano nella stanza finché non trovano un doppio fondo nel comodino. All’interno, il testamento di Adelina Taran. La donna confessa di conoscere gli orrori commessi da Mareth, le morti dei bambini, la maledizione della loro stirpe. Con la sua morte, scrive, la catena si sarebbe spezzata.
Le ultime parole non fanno in tempo a svanire che un urlo attraversa la stanza. Davanti alla porta appare lo spettro di una donna, lo sguardo colmo d’odio. “Andate via! O nelle onde, come tutti gli altri!” grida, mentre il vento gelido la circonda. Vigil solleva il simbolo sacro e la luce divina si espande. L’apparizione urla, poi svanisce, lasciando la casa immersa in un silenzio irreale.
Nel profondo silenzio di Caer Taran, un urlo sordo rompe l’attimo: Neula e Vigil, attratti da un richiamo inspiegabile, percorrono l’altro lato del corridoio mentre gli altri tre rimangono altrove. Intanto, un oggetto - uno sgabello -attraversa la stanza con forza, colpendo direttamente Lazarus alla schiena; il parquet scricchiola sotto i gradini, le voci si sovrappongono, singhiozzi lontani sembrano appartenere a donne in pianto.
Nella sala con il grande ritratto dell’albero genealogico dei Taran si manifesta una sagoma spettrale: lo spettro di Mareth Taran urla con rabbia antica, accuse di sangue e sacrifici, proclamando che il mare reclama il tributo e lui lo ha dato per la prosperità della famiglia. Le parole degli avventurieri tentano una via di redenzione, ma si infrangono contro l’ostinata volontà del morto di permanere custode della casa e del peccato.
Quando Vigil e Neula ritornano, Mareth svanisce nel pavimento, ancora terrorizzato dalla vista del paladino. Il castello resta vuoto, ma le sue mura portano ancora il peso dei ricordi, dei nomi cancellati e di un’eredità spezzata.
COMMENTI:
Scusate il riassuntone, ma almeno c'è tutto tutto 😀
Una mini storia che voleva rifarsi un pò al tema Halloween , giocata più sull'atmosfera e sulla storia che su un classico ammazza e spacca.
Mi siete piaciuti tutti, anche i nuovi lazarus e Zareth che poco conosco in queste vesti ma che insieme sono degli ottimi gianni e pinotto.
Avete arricchito le descrizioni con le sfumature dei vostri pg, facendo le vostre scelte e le vostre proposte.
Mi scuso ancora per la data saltata che poi ci ha "costretti" a dividerti, nonchè allungare i tempi, per giungere ad una conclusione. Nonostante l'imprevisto personale, spero che la storia sia stata di vostro gradimento e che offra, in futuro, uno spunto di gioco tra voi personaggi.
Che dirvi, ci si vede in chat!
